In dieci anni: todocambia o non cambia nulla?

Quando, qualche mese fa, ci siamo riuniti in assemblea, seduti in cerchio nel salone della nostra scuola di italiano per stranieri, a parlare del decennale di Todo Cambia, più che altro ci siamo guardati negli occhi, cercando di scorgere i pensieri di ciascuno e ciascuna. Poi ci siamo scambiati le nostre impressioni, mettendo in comune i sentimenti che motivano l’impegno individuale e collettivo in questa impresa interculturale e antirazzista che, a volte, somiglia alle avventure di Don Quijote de la Mancha, col suo fido compare Sancho e l’indispensabile Ronzinante.

Ebbene, sì: l’impressione d’aver combattuto e di continuare a combattere contro i mulini a vento, ogni tanto, salta fuori. È capitato, per esempio, quando abbiamo messo su un tavolo le fotografie accumulate da soci e socie in chissà quanti cassetti e hard disk. Le più significative le abbiamo esposte nella mostra fotografica “10 anni di scatti in movimento” inaugurata il 21 giugno.

Riguardando quelle foto, soprattutto quelle scattate nel corso di manifestazioni, presidi e vertenze, ci siamo chiesti, un po’ sconsolati: “Ma come!? Abbiamo cominciato con le nostre sparute proteste in piazza del Duomo per il permesso di soggiorno, abbiamo portato per anni queste rivendicazioni in decine di manifestazioni e assemblee nazionali, poi abbiamo partecipato alla lotta sopra e sotto la Torre di via Imbonati, grosso modo sugli stessi temi, e ora ci ritroviamo ancora a organizzare presidi davanti alla prefettura affinché rispetti gli impegni presi sempre in relazione a questi problemi!? Ma allora… todo non cambia!?”. O cambiano solo i numeri? dieci anni fa gli immigrati soggiornanti in Italia erano circa un milione e trecentocinquantamila. Adesso siamo, grosso modo, quattro milioni e mezzo.

Quando Todo Cambia si è formato come collettivo spontaneo, nato per strada, di fronte alla mensa di Piazza Tricolore, i nostri primi “esercizi” di traduzione del politichese, di interpretazione del razzismo istituzionale, li dovemmo svolgere sulle bozze di quella legge che poi fu approvata dal parlamento, “passando alla storia” (contenti loro…) coi nomi dei suoi due principali promotori: la cosiddetta “Bossi-Fini”. Ce l’abbiamo ancora adesso.
Non ci volle molto per comprendere che quel patronimico era parziale: alcuni degli aspetti più vergognosi della legislazione sull’immigrazione tutt’ora in vigore (come i centri d’internamento per immigrati privi di permesso di soggiorno, un tempo denominati C.P.T., recentemente ribattezzati C.I.E.) erano da far risalire alla stesura voluta dal governo di centrosinistra di cui erano ministri Turco e Napolitano.
Per loro qualcosa è cambiato: la prima non è più ministro da un pezzo, ma si presenta frequentemente in convegni e assemblee del movimento degli immigrati, ormai specializzata nell’arrampicata sugli specchi, e, pur senza chiedere scusa, sembra vergognarsi un po’ delle assurdità e delle ingiustizie che ha contribuito a introdurre nella legislazione italiana sull’immigrazione (i meccanismi dei “decreti flussi”, da un lato, e il “trattenimento” dei migranti nei CPT o CIE, dall’altro); il secondo è presidente della Repubblica, in tema di immigrazione ogni tanto dice cose ragionevoli ma ovvie, altre volte esprime opinioni assai discutibili, mai s’è autocriticato per la legge che contribuì a varare: pare che per l’anziano inquilino del Quirinale non siano consentite critiche (neppure se pronunciate da lui stesso! ).

Ecco, pensando al nostro decimo compleanno che abbiamo festeggiato con una serie di iniziative ed eventi tra il 21 e il 25 giugno, non potevamo fare a meno di ragionare su tutte queste cose. Facendolo con un po’ più di calma e attenzione, ci siamo detti che qualcosa è cambiato, anche dal nostro lato della barricata, quello della popolazione immigrata, dei movimenti dei migranti. C’è una maggiore autonomia e consapevolezza. Anche un maggiore spirito d’iniziativa, un’accresciuta disponibilità all’impegno in prima persona.
Guardandoci ancora tra di noi è stato naturale pensare a quanto è avvenuto nella nostra associazione: non è un’oasi di pace e armonia, né un “paradiso pluriculturale”, però è un microcosmo che, se osservato con attenzione, può aiutare a capire cosa è avvenuto nel mondo dell’immigrazione in Italia. È un osservatorio significativo anche perché sappiamo che, per quanto la nostra sia un’associazione un po’ speciale, è composta da persone che fanno una vita comunissima, la stessa di chi freme in attesa di un permesso di soggiorno, di chi soffre per le discriminazioni e le ingiustizie sul lavoro, a scuola o nei quartieri, di chi non sa come arrivare a fine mese.
Allora, viene da pensare che quanto è accaduto nel corso degli anni in Todo Cambia può dire qualcosa riguardo a ciò che è avvenuto, più in generale, tra la popolazione immigrata, soprattutto nella sua parte più sensibile e reattiva.
Migranti che hanno frequentato da studenti la scuola d’italiano per stranieri ora sono tra i principali attivisti todocangianti, in prima fila nel movimento che, dopo l’esperienza di via Imbonati, ha trovato una sua nuova strutturazione nella rete Immigrati Autorganizzati e nuove forme di sensibilizzazione e di protesta, come la campagna “Torre chiama Terra”.

Si dirà che tutto ciò non è indicativo perchè si tratta solo di esempi su scala “micro”. Ma noi sappiamo che sono le microscopiche gocce a fare il mare. Poi, vedere e ascoltare Hamdi, che qualche anno fa aveva cominciato a frequentare Todo Cambia per studiare la lingua italiana e ora interviene come “esperto” (lui sì merita questo aggettivo, più di tanti “immigrantologi da laboratorio”) alle lezioni dell’Università Bicocca suscita ulteriori riflessioni, anche riguardo a complesse questioni irrisolte come il rapporto tra teoria e pratica, e viceversa.
È motivo di orgoglio anche l’attivismo, combattivo e sorridente, di Khaled, che è entrato a far parte del nostro consiglio direttivo. O, ancora: Hayman, un loro “compagno di classe” e connazionale che, dopo aver tribolato anni per ottenere il permesso di soggiorno, una volta ottenutolo, ha fatto in tempo a tornare in Egitto e trattenersi quanto è bastato per partecipare alla ribellione di piazza Tahrir sino alla fuga di Mubarak, per poi venire a raccontare un po’ di quella esperienza durante la prima cena di Osteria Migrante. Mentre lo si ascoltava raccontare delle speranze e delle paure del popolo egiziano mentre si degustavano le specialità preparate dai volontari e dalle volontarie di Università Migrante e Todo Cambia, abbiamo potuto assaporare un altro gusto gradevole, che non stava nei piatti ma nel racconto e nella mente: quello dei grandi cambiamenti avvenuti o in corso: all’altro capo di ciascuno dei molteplici tragitti migratori.

È il caso delle recenti rivoluzioni in Tunisia ed Egitto ma anche di quanto avvenuto ben prima in Bolivia: in altri paesi di provenienza di numerosi migranti che diedero via a Todo Cambia. Ultimamente pare sia il caso anche del Perù. Dieci anni fa cominciava lo strapotere di Alberto Fujimori, con la corruzione, la guerra sucia e l’ingiustizia che si portò dietro. Poche settimane fa, con la sconfitta della figlia Keiko alle elezioni presidenziali è stato interrotto il predominio della dinastia fujimorista.
Tutti questi avvenimenti, con le loro diversità e complessità, hanno avuto e hanno tuttora conseguenze importanti nel modificare sia i movimenti migratori, sia le ragioni e le modalità dell’arrivo di migranti in Italia. Ma hanno un impatto notevole anche sulla popolazione immigrata residente da anni in Italia.
Infine, abbiamo potuto toccare con mano in queste ultime settimane a Milano come i cittadini immigrati – per quanto ancora ingiustamente esclusi dal diritto di voto – siano in larghissima misura partecipi al “cambio di vento” che la cittadinanza autoctona nativa sta imponendo nella società italiana. Non a caso abbiamo trovato tanti nuovi cittadini ai festeggiamenti per l’elezione di Pisapia e, ancora, alla festa per il trionfo dei referendum. A questo tipo di feste, non lo si può negare, autoctoni o immigrati, ci stiamo prendendo un certo gusto. Nel nostro piccolo, noi di Todo Cambia, abbiamo aggiunto ancora una settimana di festeggiamenti: dal 21 al 25 giugno scorsi. Abbiamo celebrato il decennale e tutto il resto ma senza perdere di vista la lotta quotidiana per i diritti.
Nel frattempo, siamo impegnati a tessere una rete ancora più vasta, i cui fili, questa volta, traverseranno tutto il pianeta: stiamo preparando la prossima giornata d’azione globale contro il razzismo e per i diritti e l’uguaglianza,per la dignità dei migranti, dei profughi, degli sfollati e dei rifugiati. Si svolgerà il prossimo 18 dicembre.

È bene porsi nuovamente la domanda: “in dieci anni non è cambiato nulla?”. Caspita, dal punto di vista della mobilitazione e dell’autorganizzazione dei migranti, le cose son cambiate parecchio. Ma, come diceva una vecchissima pubblicità, “siamo degli incontentabili”: vogliamo cambiare tutto. Giorno dopo giorno. Quindi, la lotta (e la festa) continua! 



Paolo Buffoni per l’associazione Todo Cambia

Lascia un commento

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies | Questo sito usa i cookies more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close