Voci Migranti ai tempi dell’emergenza del Corona Virus

La Voce di Doris

Mi chiamo Doris e vengo dal Perú. Sono in Italia da oltre 20 anni. Abito insieme ai miei due figli e pochi mesi fa mi è nata una nipotina. Con noi abitano anche mio padre e il mio compagno. Faccio l’operatrice socio-assistenziale in una RSA a Milano.

 

Prima di questa emergenza, la mia vita trascorreva tra il lavoro e la casa, facevo un po’ di spesa, i mestieri. A volte il fine settimana uscivo con i miei figli o con il mio compagno. Oppure semplicemente restavo a casa con mio padre che è anziano e ha problemi di salute.

 

La mia situazione già prima non era facile. Non posso dire che avevo delle “belle” giornate. Non ho mai avuto molto tempo libero. Il mio tempo libero l’usavo per portare mio padre in ospedale. Io sono l’unico sostegno economico della mia famiglia. Oltre al lavoro nella casa di riposo, andavo a fare le pulizie in case private, perché lo stipendio mio non bastava. Ora queste ore non le faccio più perché le famiglie dove lavoravo hanno preferito sospendere il rapporto di lavoro perché lavoro in una casa di riposo.

 

La questione più drammatica in questa emergenza è che la nostra casa è molto piccola e ora dobbiamo stare tutti a casa! I miei figli e la mia nipotina dormono in una stanza e io, mio padre e il mio compagno, che in questo momento non sta lavorando, dormiamo nel soggiorno, che è attaccato alla cucina quindi quando i miei figli devono andare in cucina passano per la nostra stanza. Siamo in sei in una casa molto piccola e alle volte si crea un’aria un po’ pesantuccia, come si dice.

Non è facile!

 

La casa in cui abito è una casa popolare. Dopo uno sfratto il Comune me l’ha assegnata.

Già prima facevo fatica a pagare l’affitto, ora tutto è più difficile anche perché i pochi soldi di risparmio che avevo li ho dovuti spendere per le medicine di mio padre. Prima di pagare l’affitto devo pensare a mantenere i miei figli. Loro non riescono a contribuire significativamente alle spese di casa e il mio compagno mi dà quel poco che può perché anche lui deve mantenere i suoi figli.

 

Nella casa di riposo ci lavoro da più di una decina di anni. La situazione nel mio posto di lavoro è cambiata tantissimo. Quando le persone hanno iniziato a morire io non stavo più andando a lavorare perché mi sono fatta male mentre accudivo un ospite. Ma prima di questo le cose non andavano bene. C’erano degli ospiti che avevano la febbre e l’infezione urinaria. Ma in tanti anni di lavoro non ho mai visto dieci ospiti, tutti con l’infezione urinaria!

Abbiamo chiesto le mascherine ma non hanno voluto darcele. I responsabili ci dicevano che non dovevamo usarle per non creare allarmismo, che non c’era nessun virus, che noi stavamo esagerando. Ci davano solo il disinfettante per pulire. La direttrice ha rimproverato le colleghe che si sono portate le mascherine da casa. Le colleghe le dicevano che lo facevano perché avevano la tosse e avevano paura di contagiare gli ospiti. Invece non era vero che avevano la tosse, avevano solo paura di essere contagiate. Infatti, molti lavoratori sono stati contagiati e ora in tanti sono in malattia. Agli operatori non hanno mai fatto il tampone. Forse a qualche vecchietto lo hanno fatto.

 

In tutti questi anni di lavoro non ho mai visto morire 10-15 persone in un mese. Può morire una persona al mese al massimo. I miei colleghi mi dicono che ora capita che ci sia un solo operatore per tutti gli ospiti di un reparto. Non so se questo è perché tanti ospiti sono deceduti e quindi non servono più tanti operatori… Ho saputo che a volte gli operatori non ricevono i turni, questo capita quando non ci sono abbastanza operatori. Quindi vuol dire che il personale si sta ammalando ancora.

 

Io non so se potrò tornare a lavorare presto, devo fare la visita con l’ortopedico, e comunque non sto ancora bene. Ma ho paura di rientrare al lavoro per la situazione che c’è. A casa mia ci sono una bimba piccola e mio padre anziano. Se vado a lavorare e non mi danno le protezioni individuali perché io possa lavorare come si deve, io come faccio a garantire alla mia famiglia che quando andrò al lavoro poi ritornerò sana? Comunque, la struttura avrebbe potuto prevenire tutta questa situazione.

 

La mia situazione economica si è complicata tantissimo. Ho dovuto recarmi in chiesa a chiedere un aiuto. Con la bambina le spese sono aumentate: latte, pannolini. E poi ci sono le cure di mio padre che devo pagare perché lui non avendo il permesso di soggiorno non ha la tessera sanitaria, ha solo il codice STP (Straniero Temporaneamente Presente). Anche la spesa per gli alimenti si è raddoppiata perché ora tutti mangiamo a casa. Quindi in questo momento posso pagare solo le bollette. Ho pure richiesto il bonus per gli alimenti del Comune ma non ho ancora avuto nessuna risposta.

 

Io ho un permesso di soggiorno a tempo indeterminato. Il mio compagno ha il permesso per lavoro. Ho un figlio che ha il permesso di soggiorno per lavoro e l’altro ha la cittadinanza italiana.

Mio padre per il momento è irregolare ma stiamo cercando di risolvere la sua situazione.

 

Il corona virus è arrivato anche in Perú. Io sono preoccupata perché alcuni miei parenti non prendono sul serio la situazione e continuano ad uscire. Ho provato a spiegar loro che non devono farlo ma non mi prendono sul serio. Ma se loro non vogliono capire io da qui non posso fare niente.

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