Voci Migranti ai tempi dell’emergenza del Corona Virus

La Voce di Fernando

Mi chiamo Fernando, sono Architetto e vengo dalla Colombia.  Sono in Italia da 21 anni e vivo da solo a Milano.

Non sono uno a cui piace la monotonia, quindi la mia vita prima di questa emergenza era piena di libertà. Non pianificavo niente, facevo solo quelle che mi veniva in mente di fare.

Questa crisi ha significato per me la conferma che quello che pensavo era vero. Cioè che siamo fragili, che la natura non ci merita, che le cose superflue devono stare in secondo piano e che le persone dovrebbero essere tutte alla pari.

La cosa che mi pesa di più oggi è per esempio non poter avere la libertà di andare a trovare le mie sorelle, che abitano vicino a me, ma neanche la mia mamma che invece abita in Colombia.

Un’altra cosa che mi pesa è sentire, ogni volta che trovo una persona per strada, la diffidenza, non a causa di un pericolo, ma come prevenzione.

 

All’inizio mi chiedevo se questo corona virus non fosse un’invenzione di qualcuno. Poi piano, piano, ho sentito il suo arrivo. Prima è stato colpito l’amico di un amico, poi un conoscente e poi un cugino. Adesso vedo più vicino il problema.

 

Io mi ritengo fortunato perché abito in una corte molto piccola. Siamo 6 famiglie in due piani. Ma ho paura di non poter pagare l’affitto in futuro. Ho due vicini per esempio che non hanno più il lavoro e mi chiedo come faranno? Nel mio piccolo cerco di fare la mia parte e quindi offro un pranzo “take away” ai miei vicini con problemi di lavoro. Sono convinto che la solidarietà è ciò che ci salverà e quello che ci farà restare umani.

Ogni tanto sento urlare i miei vicini. Fanno fatica a controllare i loro figli. Penso anche che manchi un po’ di immaginazione per far passare il tempo. Il mio è un quartiere popolare, abbiamo un parco enorme dove i bambini erano abituati a giocare e correre. Adesso nulla!

Per fortuna ho tutto quello che mi serve in un raggio di azione di 150 metri. I miei vicini invece preferiscono andare ai discount quindi si muovono più lontano e mi dicono che ci sono molto controlli anche per fare la spesa. Non è molto chiara la modalità dell’auto-dichiarazione. Pensavo che la polizia e chi fa i controlli sarebbe stata più aggiornata rispetto alle regole invece vedo che ognuno interpreta la legge come vuole.

 

Anche rispetto al mio lavoro mi ritengo fortunato perché mi hanno dato la possibilità di lavorare da casa. Questo mi permette di continuare i miei progetti, quelli già iniziati, e portarli avanti. Comunque, anche nella mia società hanno iniziato a parlare di FIS (Fondo di integrazione salariale) perché c’è una parte dei miei colleghi che non avendo la possibilità di fare lo Smart Working è destinata a svolgere mansioni diverse da quelle che svolgeva prima o ad accogliersi a questo FIS. Ho notato però, che la mia società era molto preoccupata per la produzione.

Io ho uno stipendio da impiegato ma da otto anni non ho avuto nessun incremento. Quindi considero che il mio stipendio mi permette di vivere, di fare una serie di cose ma alla fine quello che resta è pochissimo. Ripeto sono fortunatissimo, ma questa fortuna non è piena perché non ho dei risparmi.

Ho sentito che il governo ha destinato degli aiuti economici ma non conosco ancora una famiglia che abbia usufruito di questi benefit.

 

Dopo dieci anni di residenza in Italia ho avuto la cittadinanza. Anche la mia famiglia. Ma ci sono molte persone disorientate rispetto alla situazione dei permessi di soggiorno. Sembra che tutto si sia fermato ma contemporaneamente tutto prosegue com’era prima. Mi preoccupa che quando questo problema finirà la gente non avrà la possibilità di regolarizzare la propria posizione per problemi burocratici e che, a causa di questa macchina burocratica, una bella fetta di lavoratori immigrati possa diventare irregolare o cadere in mano ai caporali.

 

Anche nel mio paese è arrivata l’emergenza del corona virus. In Colombia abbiamo un presidente di destra, senza una vera autorità. Ha fatto delle normative molto strane, pensando di più alla produzione anziché pensare all’essere umano. Situazioni come quelle che vedo in Ecuador mi fanno molta paura. La mia idea è quella di ritornare in Colombia e finire lì la mia vecchiaia. Ma guardando la situazione politica del mio paese mi fa molto pensare in un ritorno a breve.

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