Mi chiamo Gardenia, ho quasi 60 anni e vengo dall’Ecuador.
Sono qui in Italia da quasi vent’anni e vivo in una casa piccola, molto piccola, con mio marito e con uno dei miei tre figli, gli altri due sono tornati in Ecuador. Prima della pandemia, lavoravo come donna delle pulizie tutte le mattine in due palazzi e, al pomeriggio, come baby sitter. Mio marito lavorava come autista e mio figlio come operaio in una fabbrica. Durante la pandemia le cose sono cambiate. Io da quando è iniziata sono sempre stata tesa, nervosa, non sono mai più stata tranquilla, soprattutto perché pensavo alla mia famiglia in Ecuador che è così lontana. Le altre cose che sono cambiate riguardano il lavoro, sia il mio che quello dei miei familiari.
Io continuo a lavorare per una cooperativa di pulizie tutte le mattine, dal lunedì al sabato e al lavoro uso sempre tutte le precauzioni, la mascherina e il gel disinfettante. Lavoro di più perché ci tengo a passare con l’alcol tutti i giorni l’ascensore, i corrimano e le scale sia per me che per tutti i condomini, è molto importante.
Quando finisco il lavoro torno subito a casa. Prima della pandemia, una volta che avevo terminato le pulizie nei palazzi mi recavo a casa di una famiglia per curare il loro bambino. Erano tre anni che facevo la baby sitter per loro con un contratto a tempo indeterminato. Però, per colpa della pandemia, la signora mi ha licenziato. È stata una cosa graduale: ho continuato ad andare fino a metà febbraio, poi la signora ha iniziato a farmi fare una settimana sì e una settimana no, e la settimana che non andavo, anche se diceva che erano le mie ferie, non mi pagava. Sono rimasta fino a fine marzo ma sono stata pagata fino a metà aprile. La signora è un po’ speciale e forse temeva che io portassi qualche malattia in casa…
Qualche mia amica mi ha detto che non potevano licenziarmi e ho provato a dirlo alla signora, ma lei mi ha detto che loro non potevano più permettersi una baby sitter: ho anche accennato al bonus baby sitter ma lei mi ha detto che loro non lo facevano. Inoltre, siccome tutto era chiuso, io non sapevo a chi rivolgermi. Insomma loro mi hanno detto che non potevano più permettersi di pagarmi e quindi quello che adesso so è che abbiamo un’entrata in meno.
Sono preoccupata perché io aiuto la mia famiglia in Ecuador e adesso dovrò aspettare che passi questa pandemia per trovare un nuovo lavoro. E sono anche preoccupata perchè non possiamo andare avanti solo con il mio stipendio part-time. Ho fatto domanda di disoccupazione tramite il CAF e spero che la accettino, mi hanno detto che dobbiamo aspettare.
Mio marito invece faceva l’autista ma qualche settimana fa lo hanno lasciato a casa. Abbiamo fatto domanda di disoccupazione anche per lui, ma lavorava per quella ditta solo da qualche mese quindi se gli daranno qualcosa sarà pochissimo. Infine, mio figlio faceva l’operaio in una fabbrica e ha sempre continuato a lavorare regolarmente fino a che non lo hanno spostato a fare le consegne e così ha iniziato a fare i turni, una settimana era a casa e una lavorava. Tre settimane fa però lo hanno lasciato a casa. Per adesso siamo sempre riusciti a pagare le bollette e l’affitto perché avevamo messo da parte dei soldi. Non ho ben capito quali siano i supporti che dà il governo alle persone che non hanno più il lavoro…
All’inizio della pandemia, quando dovevo uscire per lavorare avevo paura che i carabinieri mi potessero fermare, ma poi mio marito mi ha tranquillizzato spiegandomi che non avevo nulla da temere perché ho un contratto regolare e il settore delle pulizie non ha mai smesso di lavorare. Mi ha detto che se mi avessero fermato avrebbero controllato la mia posizione con l’impresa e quindi io mi sono sempre portata dietro il contratto di lavoro da mostrare. Grazie a Dio però non mi hanno mai fermato.
Questo virus per me è stato preoccupante perché ci sono stati tantissimi morti sia qui in Lombardia che nel mio paese di origine. Un mese fa, qui è morto il marito di una mia amica. La situazione in Ecuador è molto più critica rispetto a qua perché là se non hai i soldi non ti prendono neanche in ospedale, muori a casa o per strada. Il fatto davvero critico è che in Ecuador tante persone vendono per strada e adesso che non possono più farlo rischiano di morire di fame: non c’è nessun tipo di aiuto da parte dello Stato come quelli che ci sono qui: se non hai soldi per mangiare muori di fame, punto.
Uno dei miei parenti è morto in Ecuador. Quando si è ammalato io ho detto subito alla mia famiglia di metterlo in isolamento e l’unica persona che aveva qualche rapporto con lui era suo figlio, che è giovane e quindi aveva meno probabilità di prendere il virus. Il medico ha prescritto delle medicine al mio parente ma poi gli è venuto un infarto dopo quindici giorni ed è morto in casa perchè in ospedale non c’era spazio. È stato il corona virus.
Poi c’è stata anche la famiglia di mio marito ed è stato terribile… lui ha perso tanti parenti, più di quattro! A distanza di poche settimane se ne sono andati tutti. Mio marito era un po’ triste ma adesso si è calmato. Abbiamo davvero avuto tante preoccupazioni, avendo anche là due dei nostri figli. Li chiamiamo tutti i giorni e gli raccomandiamo di curarsi bene, di lavarsi le mani e di uscire solo per le emergenze, come facciamo noi. Pare che adesso ci sia una nuova ondata di contagi.
Un’altra cosa che mi preoccupa è il fatto che io ho un permesso di soggiorno che è scaduto a novembre e che avrei dovuto rinnovare a marzo. Mi hanno spostato l’appuntamento e poi anche il successivo e adesso il prossimo è a luglio. Speriamo che vada tutto bene e che non lo rimandino di nuovo. Senza il permesso non posso partire per l’Ecuador. Mio marito non ha questo problema perché ha la carta di soggiorno. Volevamo andare in Ecuador quest’estate perchè sono quasi due anni che non andiamo ma abbiamo rimandato per la pandemia. Spero che potremo andare a dicembre ma voglio avere il permesso rinnovato altrimenti non posso andare.
Con il fatto che tutto è stato chiuso, io, mio marito e nostro figlio, abbiamo passato il nostro tempo in casa, a guardare i film e ad ascoltare le notizie. Mio marito si occupava di fare la spesa per noi. Di solito andavamo insieme ma abbiamo rispettato le indicazioni di una persona per famiglia. A parte questo, insomma, è stato brutto stare sempre in casa ma la cosa che mi ha fatto soffrire di più è stato non poter vedere i miei due nipotini. Io sono nonna e io e mio marito siamo abituati a tenerli per il fine settimana ogni due o tre settimane ma per più di due mesi non li abbiamo visti. Appena hanno dato il permesso di vedere i familiari mio figlio è andato a prenderli in macchina e li ha portati qui!
Di questa fase due penso che sia giusto ripartire, tante persone hanno bisogno di ritornare a lavorare, hanno delle famiglie da mantenere. Io per andare al lavoro mi sono sempre spostata con i mezzi e durante la pandemia non ho avuto particolari paure perché c’era in giro poca gente. Adesso invece con la fase due è diverso, ci sono molte più persone e non tutti rispettano le distanze di sicurezza. Io quindi esco un po’ prima di casa, così i mezzi sono un po’ più vuoti. Inoltre non prendo più il pullman perché è piccolo e si riempie troppo velocemente, preferisco la metro che è più spaziosa. Penso che sia molto importante coprirci e curarci bene altrimenti il contagio aumenterà di nuovo.