Voci Migranti ai tempi dell’emergenza del Corona Virus

La Voce di Vicky

Mi chiamo Vicky, sono nata in Uruguay. Faccio la tata, la babysitter, la colf, le pulizie, di tutto un po’. Sono in Italia da quasi 20 anni, una vita. Ho la cittadinanza italiana. Abito da sola.

 

All’inizio dell’epidemia l’ho presa bene perché nel mio paese lavoravo nel campo della salute e conoscendo la situazione, cioè che era un virus di tipo influenzale, ero tranquilla, contavo sulla prevenzione come era normale.

 

Poi mi sono preoccupata perché io che sono allergica, avevo la tosse, il mal di gola e una delle persone per cui lavoravo è stata male, con gli stessi sintomi, così ero in ansia.

Alla fine, sono stata io a decidere di stare a casa da quel lavoro ma non è giusto, quella persona avrebbe dovuto dire “guarda io sono un po’ influenzato, è meglio se stai a casa”.

 

Dall’inizio del Coronavirus ho lavorato metà tempo perché già dalla fine di febbraio alcuni miei datori di lavoro mi hanno lasciato a casa, alcuni si sono ammalati e subito mi hanno avvisato di non andare. Vedremo.

 

Fin dall’inizio, quando non era ancora obbligatoria, usavo la mascherina, per me era normale, dove faccio le pulizie usavo più candeggina e ho suggerito di usare le misure di prevenzione. Per quel lavoro ero più tranquilla perché andavo quando non c’era nessuno.

 

Per andare al lavoro ho sempre usato i mezzi pubblici, non c’era nessuno ed ero tranquilla.

L’autocertificazione ce l’ho pronta, non mi hanno mai fermato, non mi preoccupa che mi fermino perché io vado direttamente a lavorare.

 

All’inizio quando tornavo a casa applicavo tutto un protocollo: avevo una bacinella con la candeggina, pulivo le scarpe e le lasciavo fuori poi passavo lo straccio, pulivo la borsa, i documenti, tutto. Poi mi sono accorta che era troppo.

 

Le informazioni le ricevevo da google, arrivavano le notizie e le condividevo con gli amici e tutti quanti si parlava della stessa cosa e allora c’è stato un momento che ho detto basta!

 

Io mi sento con gli amici però è un periodo nel quale anche loro sono in ansia, per questa cosa vivono dei problemi, semplicemente questo porta tutti quanti a stare un po’ così.

 

Adesso non guadagno più gli stessi soldi di prima e i costi sono aumentati, questo è incomprensibile, in questo periodo di crisi! Veramente non mi sono preoccupata fino a oggi, perché anche se mi era venuto meno qualche lavoro, riuscivo a cavarmela. Mia mamma ha bisogno di assistenza continua e io pago per la persona che la cura e questi sono soldi che se tu non ce li hai ce li devi avere in qualche maniera, quei soldi devono esserci sì o sì.

 

Oggi nel posto dove lavoro mi hanno detto che mi lasciano a casa per la situazione Coronavirus, che lasceranno a casa tre persone, che qualcuno si è ammalato e qualcun altro ha preso ferie. Speriamo bene, veramente mi sono sentita un po’ delusa, cercherò di trovare un altro lavoro. In qualsiasi maniera io ne uscirò!

 

Non ho fatto richiesta per il bonus da 600 euro perché stavo lavorando. Comunque, questo decreto ha lasciato fuori le badanti, le colf e le babysitter, questa cosa mi sembra una cosa ingiusta perché arriva il Corona e siamo tutti vulnerabili, noi dovevamo andare a lavorare anche se la gente era malata, ma questo non è giusto! Noi possiamo ammalarci come si ammalano gli infermieri e a noi non danno niente?

 

Io faccio volontariato in un’associazione che ha uno sportello di informazione legale per gli stranieri, in questo periodo lo sportello è telefonico. Io non ricevo le telefonate però personalmente ho dato delle informazioni a tanta gente, ho fatto girare le informazioni che ricevo tra diversi gruppi e su internet.

 

In Uruguay all’inizio l’hanno presa molto alla leggera come qua. Adesso che arriva l’inverno, perché ora è autunno, hanno fatto un piano: fare a tutti il vaccino antinfluenzale. L’anno scorso ci sono stati dei casi di fortissime broncopolmoniti, come anche qua in Italia, ma nessuno ha detto che sono morte tante persone.

 

In Uruguay lo Stato ha detto di non uscire, hanno chiuso i centri commerciali, qualche bar mi sembra, all’inizio gli autobus andavano meno, e tutti gli eventi che c’erano sono stati sospesi.

C’è gente che la sta prendendo molto alla leggera, sul lungomare la gente cammina senza problemi qualcuno sì, l’ha presa sul serio, altri invece no. Come qua, c’è stata la guerra delle mascherine, tutta la storia e vabbé… Alla fine è tutto uguale dappertutto.

 

Per il futuro? È tutto indefinibile, imprevedibile. Io penso che così come la guerra portò molta creatività per creare altre cose. Questa situazione avrà delle conseguenze come è successo tanti anni fa, il problema è che non si sa…

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