Voci Migranti ai tempi dell’emergenza del Corona Virus

La Voce di Viviana

Mi chiamo Viviana, sono ecuadoregna, vivo in Italia da oltre 15 anni. Sono venuta insieme a mio marito e mia figlia. Ora abito a Milano con mio marito e mio figlio nato qui in Italia.

 

Attualmente per il problema Coronavirus sono disoccupata. Prima di questa situazione lavoravo come colf per una famiglia da otto anni. Mi hanno licenziata perché loro hanno iniziato a lavorare da casa e non hanno più avuto bisogno di me, ma mi hanno assicurato che appena finirà questa situazione mi riprenderanno a lavorare con loro.

 

La cosa più brutta di questa situazione per me è non poter uscire, non poter vedere la mia famiglia; prima ero sempre fuori anche per lavoro, dovevo accompagnare i bambini che curavo nelle loro attività, e lo stesso facevo con mio figlio.

 

Riguardo gli spazi in casa siamo fortunati, abbiamo fatto da non molto un mutuo per una casa spaziosa, quindi ognuno ha la propria camera, l’unica cosa che ci manca è un cortile nel quale mio figlio giochi.

 

Mio figlio frequenta le medie, e attualmente segue delle lezioni online. Lui riesce a seguirle, abbiamo un computer e degli spazi adatti.

Le lezioni e i compiti sono impegnative, i bambini dell’età di mio figlio se non sono seguiti sempre non riescono a stare dietro a tutto; a me va bene perché ho solo un figlio, ma le altre mamme, che hanno più di un figlio si lamentano per questa situazione.

Noi siamo fortunati perché abbiamo tutte le attrezzature necessarie, ma nella classe di mio figlio non tutti hanno un computer, una stampante, un cellulare o il Wi-Fi in casa; questa è una situazione discriminatoria, dicevano che il comune avrebbe fornito il Wi-Fi ma non è mai successo, e la connessione del cellulare non basta per seguire le lezioni.

Già prima del Coronavirus il registro elettronico era un problema per molte famiglie, alcuni non sapevamo usarlo e le professoresse caricavano i compiti solo lì.

 

La cosa che mi preoccupa davvero è che non so come farò a pagare il mutuo: nonostante io avessi una assicurazione in caso di perdita di lavoro me l’hanno rifiutata perché essendo colf non rientro nelle categorie degli aiuti, io però pago questa assicurazione da due anni.

 

Dicono che ci sono tanti aiuti, ma non rientri mai nei requisiti, devi proprio essere sul punto di morire di fame per usufruirne, e specialmente per noi colf non esistono aiuti.

 

Fino a fine aprile riceverò lo stipendio e spero arrivino i soldi della cassa integrazione di mio marito; anche lui è stato lasciato a casa, lavorava in un albergo e la sua categoria sarà l’ultima a tornare a lavorare. A maggio non so come faremo a pagare tutte le spese, non avevamo risparmi perché tutto quello che guadagni sei sempre costretto a spenderlo.

 

Presto chiamerò il mio vecchio datore di lavoro, per vedere cosa mi dice, dicono che il 4 maggio si potrà iniziare un po’ a lavorare; vediamo loro cosa mi dicono. Io sono sicura che potrò tornare al mio vecchio lavoro, la domanda è: quando?

 

A livello di documenti siamo tranquilli, io e mia figlia abbiamo la carta soggiorno, mentre mio marito e mio figlio hanno avuto la cittadinanza italiana; anche noi l’abbiamo richiesta, solo che per il decreto di quel Salvini ora dovremmo aspettare più tempo.

Prendere i documenti non è facile, noi abbiamo dovuto aspettare qualche anno, e li abbiamo ottenuti perché all’epoca era uscita una legge che tutelava le persone senza documenti con minori.

 

Riguardo la salute non ho molta paura di ammalarmi, perché la mia famiglia in Ecuador si è ammalata, e mi hanno raccontato com’è, bisogna stare in casa, andare in ospedale solo se stai davvero male. Conosco tutti i numeri da chiamare in caso di emergenza, anche perché sono stata male, e il medico di base non ha voluto visitarmi, avevo febbre alta e mal di gola, quindi ho dovuto rivolgermi ai numeri dell’emergenza corona virus che alla fine mi hanno detto che avevo i sintomi della tonsillite e non del Coronavirus.

 

Come dicevo la mia famiglia in Ecuador si è ammalata, perché una mia zia che abita in Europa è andata in Ecuador, e siccome quando arriva qualcuno dall’estero si organizza una festa per ritrovarsi tutti, lei non sapendo di avere il Coronavirus ha contagiato tutti, circa 25 persone. Dopo pochi giorni dalla festa tutti hanno iniziato a presentare i sintomi, gli hanno fatto il tampone ed erano tutti positivi; solo due hanno avuto bisogno del respiratore, il resto della famiglia è guarita a casa. Da poco hanno fatto il tampone a tutti e ora sono tutti negativi.

 

Loro sono stati fortunati perché sono stati male all’inizio dell’emergenza e quindi hanno avuto tutte le cure, mentre ora la situazione in Ecuador è terribile. Dico la verità: io non guardo le notizie del mio paese, perché la situazione è troppo spaventosa, la gente muore per strada e in casa e nessuno li viene a visitare. Il governo dice una cosa ma la realtà è un’altra.

In Ecuador c’è il coprifuoco, è possibile uscire fino alle 14, e così si creano assembramenti nei mercati, non si rispettano le distanze di sicurezza e la situazione sta peggiorando.

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